Come abbiamo già visto, anche se ormai ha perso il suo senso originario, il Carnevale è strettamente associato al periodo della Quaresima.
Nel corso del tempo è diventata sempre più un’occasione per divertirsi e sfoggiare maschere colorate. Derivante dalle antiche feste pagane, il Carnevale serviva a segnare l’inizio del periodo quaresimale, infatti il periodo carnevalesco ha una durata di sette giorni. Una settimana per prepararsi psicologicamente, se così vogliamo dire, al digiuno della Quaresima. Questa fase, che si conclude con la Pasqua, dura 40 giorni perché ricorda i 40 giorni che Gesù trascorse nel deserto e inizia il mercoledì delle ceneri. Il martedì grasso, quindi, segna la conclusione di 7 giorni “grassi” in cui si mangia tutto quello che non si potrebbe mangiare, poi, nei 40 giorni di penitenza. Oggi è un’usanza che seguono in pochi, ma i festeggiamenti del martedì grasso sono rimasti nella tradizione di molti paesi. Sono famosissimi, per esempio, quelli di New Orleans, del Mardi Gras, tutte le strade della città si riempiono di colori e musica. E dell’immancabile cibo.
Lo scopo del martedì grasso, infatti, in origine era quello di mangiare tutti i cibi più buoni (quindi tendenzialmente “grassi”) rimasti in casa, soprattutto quelli che non potevano essere mangiati nel periodo quaresimale. La carne era uno di questi, infatti il termine “Carnevale” deriva dal latino “carnem livare” per questo motivo. Oltre che le maschere, durante il martedì grasso si sfoggiano tutti i dolci tipici della tradizione: chiacchiere, frittole, castagnole, pignolata. Un tripudio di colori e profumi, dove prevale quasi sempre il fritto.
Il pancake day
Nel Regno Unito il mardi gras si chiama Shrove Tuesday e, nemmeno a farla apposta, coincide con il Pancake day. Il concetto alla base è sempre lo stesso: mangiare come se non ci fosse un domani. Da qui derivano la pancakes race (di cui abbiamo già parlato qui) e innumerevoli ricette che renderanno i pancakes più buoni (e grassi) del solito.
Photo by Serkan Turk
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